Diciamocelo, io non sono cattivo. Non dentro, non fino al midollo. Se il mio nemico piange, mostro, normalmente, clemenza. Se il mio amico piange mi fiondo da lui, o con lui, ovunque io sia, ovunque lui sia, per curare le ferite e, perchè no, vendicare le offese. Ci sono promesse che continuo a rispettare anche se non sembra o proprio il fatto che così non appaia, è ulteriore prova della mia fedeltà alla parola data. Non sono cattivo, quello no. Ma non sono neanche buono, non nel senso classico del termine. Non sono corretto come universalmente la correttezza viene intesa. Ho un mio codice deontologico e a quello, quello soltanto, mi attengo. Seppur con qualche modifica, benchè impercettibile ai più, il canovaccio rimane lo stesso, e alcune cose che io non escludo ad altri appaiono degni di biasimo. Biasimo che, ovviamente, non si lasciano sfuggire l'occasione di comunicarmi.
Le relazioni coinvolgono due persone. In teoria. In pratica, nella mia pratica, le terze parti sono ben accette.
Gli scrupoli che mi faccio nel corteggiare una ragazza fidanzata sono davvero pochi, e ancora meno quelli riconducibili alla mia nobiltà. Nobilmente non oserei mai e poi mai corteggiare o anche solo pensare alla partner di un mio amico, anche dopo una loro eventuale rottura, a meno di espliciti e sinceri lasciapassare da parte di questi. Se vi può sembrare una cosa ovvia, la vita ci insegna che così non è. Ugualmente molto difficilmente ci proverei con un'attuale fidanzata di una persona che conosco, e talvolta, ma qua si va nell'aleatorio, persino se ho conosciuto la dama prima del cavaliere, o se ho conosciuto il cavaliere tramite la dama. Nel momento in cui l'immagine astratta della persona che potrebbe essere cornificata assume un volto, un nome, un timbro di voce, un odore, un carattere, allora c'è qualcosa che mi impedisce di farmi avanti. Più pragmaticamente, poi, l'immagine astratta del rivale può farmi desistere se questa è ben descritta come irosa e molto grossa.
La terza parte può anche essere esterna. Non è un mistero che in molte delle mie relazioni mi sia dato a corteggiamenti veri e fasulli, se non a veri e propri flirt, mossi da attrazione fisica e/o intellettuale. A quanto pare per chi mi ripete l'annosa domanda poco importa se il pensiero si è poi trasformato in atto, perchè il semplice aver pensato in modo impuro, talvolta conscio d'esser ricambiato, ad altra donna mentre il mio cuore era altrimenti impegnato è gravissima scorrettezza. Che, vorrei dire, potrei anche essere d'accordo, giacchè nei miei flirt di rado mi giustifico, perlopiù do motivazioni. Ma, ecco, per tornare al punto, quella frase proprio non la comprendo.
"E se capitasse a te?".
Nonostante io sia intimamente e irrazionalmente convinto in una sorta di karma globale, questo penso operi a livelli un poco più alti della lex talionis. Ovvero, il fatto che io possa comportarmi anche nel modo più corretto possibile non significa che questo mi ripari da atti scorretti. Poniamo anche il caso che io, durante una relazione, non guardi, non pensi, o perlomeno non approcci altre donzelle, o nell'altro caso, che io nei momenti di solitudine sentimentale annoveri tra le papabili di un mio interessamento fisico-emotivo solo donne libere di cuore. Poniamo il caso. Questo mi garantirebbe forse in qualche modo che la mia donna non verrebbe mai corteggiata da individui maliziosi o, viceversa, maliziosamente non si interesserebbe a loschi figuri? Ne dubito. Solo di rado le persone corrette si accoppiano tra di loro e, d'altronde, le persone scorrette sono abbastanza scorrette da non mostrare la loro scorrettezza a persone che, essendo corrette, fanno certamente della correttezza un loro valore. Parafrasando una saggia donna conosciuta -biblicamente- durante una sua relazione, "non gli ho dato alcun motivo di pensare che io non fossi sincera". Perciò il primo significato che la frase potrebbe avere credo sia palesemente insensato. Nel momento in cui individuo questo senso, di solito la mia risposta è "per quel che ne so potrebbe anche essere successo". Talvolta, per quel che ne so, o che posso immaginare, è già successo. Credo in effetti che delle mie relazioni solo una sia stata assolutamente corretta nei miei confronti, e il caso vuole che sia anche stata quella con cui sono stato maggiormente corretto. Ma è stata anche colpa della giovane età di entrambi e della brevità del rapporto. Quindi, sì, ho escluso chi pensavate che fosse.
Ma forse il vero significato della domanda è "ti rendi conto che se non ti comporti correttamente, poi non ti puoi lamentare dell'altrui scorrettezza?". Oh, sì che posso. Posso per due sacri diritti di ogni essere umano. Il primo è il meraviglioso egoismo che ci ricopre. Non c'è nulla di male, purchè lo si ammetta: nei momenti di dolore, di sofferenza, il primo pensiero va a sè. Se poi il sè trova come assurda -ma encomiabile- gratificazione l'aiutare il prossimo, tanto meglio, ma ancora una volta sarà per sè stessi, il gesto. Quindi sì, egoisticamente parlando, non me ne frega una mazza di cosa ho fatto io, ora mi concentro su cosa ha fatto lei. In secundis, il mio breve ma intensissimo anno in giurisprudenza, più i circa 18 anni di studio delle relazioni umane attraverso l'osservazione -seppur passiva- diretta mi portano a dire con una certa sicurezza che il diritto di smadonnamento è proprio di ogni uomo. Ovvero, semplicemente (per una volta...) ho il diritto di smadonnare, e non posso esserne privato solo perchè mi sono comportato in modo ugualmente esecrabile. Che poi il mio lamentare sia considerabile ipocrita, è un altra falsità. Se la mia donna (o il suo uomo) mi scoprisse, gli darei tutti i diritti di insultarmi. Quindi perchè dovrei esserne privato io? Al massimo, in privato, potremmo anche tacerci a vicenda. Ma altrove, perchè mai fare a meno delle lamentele? Tanto tutte le lamentele, dopo un dato tempo, diventano anacronistiche e fastidiose. Semplicemente, il tempo a me dato sarebbe minore. Molto minore. E capirai! Quindi una degna risposta sarebbe che mi lamenterei innanzitutto della poca professionalità del suo gesto. Io di solito, e di rado, ho il buon senso di non farmi beccare.
Ma, ecco, penso che la prossima volta semplicemente controdomanderò: "E se capitasse a te?". Ma sì, certo. E se capitasse a uno qualsiasi di quelli che mi biasimano, d'essere in qualche modo tradito, d'avere un compagno che cerca avventure o accetta audaci corteggiamenti, ecco, se capitasse a loro, troverebbero una qualche minima consolazione nell'essere invece stati a loro volta perfettamente corretti. Qualcuno mi risponderebbe di sì, sperando in cuor suo di non doverlo mai verificare. Qualcuno riconoscerebbe di no, magari per averlo verificato di persona.

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La Musica! Il nostro stesso tormento sarebbe anche l'unica ragione di
vita.
Paolo Maurensig.
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