lunedì, 06 luglio 2009
Già, perchè questa è una domanda che mi è stata rivolta diverse volte nella mia breve, ma intensa vita.
Diciamocelo, io non sono cattivo. Non dentro, non fino al midollo. Se il mio nemico piange, mostro, normalmente, clemenza. Se il mio amico piange mi fiondo da lui, o con lui, ovunque io sia, ovunque lui sia, per curare le ferite e, perchè no, vendicare le offese. Ci sono promesse che continuo a rispettare anche se non sembra o proprio il fatto che così non appaia, è ulteriore prova della mia fedeltà alla parola data. Non sono cattivo, quello no. Ma non sono neanche buono, non nel senso classico del termine. Non sono corretto come universalmente la correttezza viene intesa. Ho un mio codice deontologico e a quello, quello soltanto, mi attengo. Seppur con qualche modifica, benchè impercettibile ai più, il canovaccio rimane lo stesso, e alcune cose che io non escludo ad altri appaiono degni di biasimo. Biasimo che, ovviamente, non si lasciano sfuggire l'occasione di comunicarmi.
Le relazioni coinvolgono due persone. In teoria. In pratica, nella mia pratica, le terze parti sono ben accette.
Gli scrupoli che mi faccio nel corteggiare una ragazza fidanzata sono davvero pochi, e ancora meno quelli riconducibili alla mia nobiltà. Nobilmente non oserei mai e poi mai corteggiare o anche solo pensare alla partner di un mio amico, anche dopo una loro eventuale rottura, a meno di espliciti e sinceri lasciapassare da parte di questi. Se vi può sembrare una cosa ovvia, la vita ci insegna che così non è. Ugualmente molto difficilmente ci proverei con un'attuale fidanzata di una persona che conosco, e talvolta, ma qua si va nell'aleatorio, persino se ho conosciuto la dama prima del cavaliere, o se ho conosciuto il cavaliere tramite la dama. Nel momento in cui l'immagine astratta della persona che potrebbe essere cornificata assume un volto, un nome, un timbro di voce, un odore, un carattere, allora c'è qualcosa che mi impedisce di farmi avanti. Più pragmaticamente, poi, l'immagine astratta del rivale può farmi desistere se questa è ben descritta come irosa e molto grossa.
La terza parte può anche essere esterna. Non è un mistero che in molte delle mie relazioni mi sia dato a corteggiamenti veri e fasulli, se non a veri e propri flirt, mossi da attrazione fisica e/o intellettuale. A quanto pare per chi mi ripete l'annosa domanda poco importa se il pensiero si è poi trasformato in atto, perchè il semplice aver pensato in modo impuro, talvolta conscio d'esser ricambiato, ad altra donna mentre il mio cuore era altrimenti impegnato è gravissima scorrettezza. Che, vorrei dire, potrei anche essere d'accordo, giacchè nei miei flirt di rado mi giustifico, perlopiù do motivazioni. Ma, ecco, per tornare al punto, quella frase proprio non la comprendo.
"E se capitasse a te?".
Nonostante io sia intimamente e irrazionalmente convinto in una sorta di karma globale, questo penso operi a livelli un poco più alti della lex talionis. Ovvero, il fatto che io possa comportarmi anche nel modo più corretto possibile non significa che questo mi ripari da atti scorretti. Poniamo anche il caso che io, durante una relazione, non guardi, non pensi, o perlomeno non approcci altre donzelle, o nell'altro caso, che io nei momenti di solitudine sentimentale annoveri tra le papabili di un mio interessamento fisico-emotivo solo donne libere di cuore. Poniamo il caso. Questo mi garantirebbe forse in qualche modo che la mia donna non verrebbe mai corteggiata da individui maliziosi o, viceversa, maliziosamente non si interesserebbe a loschi figuri? Ne dubito. Solo di rado le persone corrette si accoppiano tra di loro e, d'altronde, le persone scorrette sono abbastanza scorrette da non mostrare la loro scorrettezza a persone che, essendo corrette, fanno certamente della correttezza un loro valore. Parafrasando una saggia donna conosciuta -biblicamente- durante una sua relazione, "non gli ho dato alcun motivo di pensare che io non fossi sincera". Perciò il primo significato che la frase potrebbe avere credo sia palesemente insensato. Nel momento in cui individuo questo senso, di solito la mia risposta è "per quel che ne so potrebbe anche essere successo". Talvolta, per quel che ne so, o che posso immaginare, è già successo. Credo in effetti che delle mie relazioni solo una sia stata assolutamente corretta nei miei confronti, e il caso vuole che sia anche stata quella con cui sono stato maggiormente corretto. Ma è stata anche colpa della giovane età di entrambi e della brevità del rapporto. Quindi, sì, ho escluso chi pensavate che fosse.
Ma forse il vero significato della domanda è "ti rendi conto che se non ti comporti correttamente, poi non ti puoi lamentare dell'altrui scorrettezza?". Oh, sì che posso. Posso per due sacri diritti di ogni essere umano. Il primo è il meraviglioso egoismo che ci ricopre. Non c'è nulla di male, purchè lo si ammetta: nei momenti di dolore, di sofferenza, il primo pensiero va a sè. Se poi il sè trova come assurda -ma encomiabile- gratificazione l'aiutare il prossimo, tanto meglio, ma ancora una volta sarà per sè stessi, il gesto. Quindi sì, egoisticamente parlando, non me ne frega una mazza di cosa ho fatto io, ora mi concentro su cosa ha fatto lei. In secundis, il mio breve ma intensissimo anno in giurisprudenza, più i circa 18 anni di studio delle relazioni umane attraverso l'osservazione -seppur passiva- diretta mi portano a dire con una certa sicurezza che il diritto di smadonnamento è proprio di ogni uomo. Ovvero, semplicemente (per una volta...) ho il diritto di smadonnare, e non posso esserne privato solo perchè mi sono comportato in modo ugualmente esecrabile. Che poi il mio lamentare sia considerabile ipocrita, è un altra falsità. Se la mia donna (o il suo uomo) mi scoprisse, gli darei tutti i diritti di insultarmi. Quindi perchè dovrei esserne privato io? Al massimo, in privato, potremmo anche tacerci a vicenda. Ma altrove, perchè mai fare a meno delle lamentele? Tanto tutte le lamentele, dopo un dato tempo, diventano anacronistiche e fastidiose. Semplicemente, il tempo a me dato sarebbe minore. Molto minore. E capirai! Quindi una degna risposta sarebbe che mi lamenterei innanzitutto della poca professionalità del suo gesto. Io di solito, e di rado, ho il buon senso di non farmi beccare.
Ma, ecco, penso che la prossima volta semplicemente controdomanderò: "E se capitasse a te?". Ma sì, certo. E se capitasse a uno qualsiasi di quelli che mi biasimano, d'essere in qualche modo tradito, d'avere un compagno che cerca avventure o accetta audaci corteggiamenti, ecco, se capitasse a loro, troverebbero una qualche minima consolazione nell'essere invece stati a loro volta perfettamente corretti. Qualcuno mi risponderebbe di sì, sperando in cuor suo di non doverlo mai verificare. Qualcuno riconoscerebbe di no, magari per averlo verificato di persona.



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domenica, 28 giugno 2009


RL
Molto prima dell'esame
Non ho più scuse per fallire, forse solo qualche pallida motivazione. Se nuovamente fallirò, allora capirò che così non va. Se 24 crediti li vedo vicini, gli altri 24 sembrano impossibili, irraggiungibili. Certo, c'è Agosto, ma quello basta per 12, non per 24. Un solo esame indietro sarebbe una manna o, forse, la norma. Ma io non sono questo. Io sono -molto- di più. Il Vento del Sud sta soffiando forte e fresco, chissà che non riesca a farmici trascinare, perchè quello è il mio destino. Abbandona, ti prego, la mediocrità, almeno negli studi. Sono il mezzo, non il fine, ricordatelo sempre.
Non per una donna, non per gli amici, nè per la famiglia, ma per me. Devo volare.

Poco prima del'esame
Eppure potrei avere qualche speranza. Forse sono un illuso, forse sono un mito. Propendo più per la prima ipotesi.

Dopo l'esame.
Pare che sono un mito. O perlomeno sono bravo. No, non può essere solo fortuna. Ho passato uno degli esami più difficili del mio corso. Ce ne sono altri, certo, ma è un piccolo traguardo. E ne costruirò di marchingegni per volare, oh se lo farò. Anche se non funzioneranno, ci proverò sempre. Scrivere, leggere, persino amare, in qualche modo. Può un solo esame fare questo? Sì, se non credevo e invece lo sapevo. Sì se l'esame non è stato passato con un semplice 18. Basta galleggiare. Ora si vola.



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sabato, 27 giugno 2009
Il suonatore Jones è l'ultima canzone del concept albut Non al Denaro non all'Amore nè al Cielo di Fabrizio De Andrè, album tratto e ispirato dall'Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters, tradotto in italiano da Fernanda Pivano, allieva del celeberrimo Cesare Pavese. Fu, a dire di Faber, una giovane coraggiosa, la Pivano, nel tradurre un libro di poesie di un liberale in un periodo, il ventennio fascista, in cui l'Italia andava in tutt'altra direzione.
L'Antologia di Spoon River è una raccolta di poesie incentrata sul microcosmo della cittadina di Spoon River e, nello specifico, nel suo cimitero. Sono infatti i morti a parlare, a dire la loro sulla vita e sulla morte, svelando alcuni segreti e condannando all'oblio altri. Infatti, contrariamente a ciò che romanticamente si potrebbe pensare, i personaggi continuano a mentire anche dalla tomba, facendo sì che la verità su alcune vicende del paese non sia mai chiara, per le contraddizioni tra diverse versioni dello stesso fatto, costringendo in qualche modo il lettore a schierarsi e fidarsi dell'uno e dell'altro personaggio, esattamente come avviene per i pettegolezzi di paese.
Dall'antologia, Faber sceglie di musicare, con l'aiuto di un già valido seppur giovanissimo Nicola Piovani, innanzitutto l'introduzione Dormono sulla collina,  che apre e spiega l'album, quindi i personaggi che più lo hanno colpito:
il matto in cerca di attenzione, che per ottenerla perde il lume della ragione
il giudice che trova rivalsa nella legge degli scherni sul suo nanismo,
il blasfemo che compensa la morte del proprio amore con un ateismo che lo porta, in un paese bigotto, ad essere ucciso da due guardie,
il malato di cuore che muore nello scoprire l'amore, per colpa d'un cuore troppo debole,
il medico romantico che diventa truffatore per guarire i ciliegi,
il chimico che l'amore non lo cerca, ma si chiude nei suoi esperimenti che lo uccidono,
l'ottico che diventa quasi spacciatore "inventando i mondi nei quali guardare"
Solo alla fine, poichè si sa che dulcis in fundo, Faber inserisce sè stesso nelle parole del suonatore Jones, poichè è evidente quanto Faber prediliga e si riconosca nel suonatore per cui la musica è tutto e non rivolge un pensiero non al denaro, non all'amore nè al cielo. E' innanzitutto l'unico personaggio dell'album a essere citato nell'introduzione, cui riserva praticamente un'intera strofa, anzichè nominarlo distrattamente, e a lui praticamente intitola l'album. La posizione del brano nell'album, poi, non è casuale, perchè sette personaggi che ancora si rivoltano nella tomba tra rancori, rimpianti, rimorsi o follia, l'unico a riposare in pace è il suonatore Jones, che ha imparato a guardare il mondo con il suo sguardo, anche per colpa della gonna di Jenny.

Laddove le persone normali non si stupiscono più dei fenomeni del mondo, e assumono un'aria distaccata, là l'artista deve vedere con altro occhio, vedere quello che c'è ma non si vede, e mostrarlo, se può agli altri, come un fanciullo tutto si immagina. Ed è il suo sguardo diverso sul mondo che il Suonatore tiene a sottolineare

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.


Ma questo sguardo ha le sue implicazioni. Se quella terra sembra la gonna di Jenny, allora assume dei contorni di perfezione, impossibile da migliorare. Sembra quasi che la terra ti parli, ma è in realtà il tuo cuore a darti quel moto interiore.

Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.


Così è inutile coltivare la terra, e così curarsi delle cose terrene (la derivazione non è casuale). Farlo non significa altro che incatenare la propria libertà.

Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.


Ma se la libertà dorme, lui sa come svegliarla, come portarla a sua compagna, e non con il denaro, non con l'amore, non con il cielo. Sa che è la sua musica che può risvegliare la libertà nella compagnia di una donna senza l'incomodo dell'amore, nell'ebbrezza del suo amico.

Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.


Se inizi a suonare, allora la gente vorrà sentirti, e dovrai continuare a suonare, a risvegliare la tua libertà e, anzi, a farne un piccolo dono agli altri, anche se probabilmente loro non potranno vederla, perchè la loro l'hanno bella protetta col filo spinato.

E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.


E probabilmente quei campi che lui ha abbandonato a loro stessi finiranno alle erbacce, il bere gli arrocherà la voce, la sua musica non vivrà per sempre, e lui neppure. Ma i mille ricordi che una vita di libertà gli hanno procurato, quelli sì, lo verranno a trovare nel sonno eterno, che sarà davvero, e solo per lui, un riposo sereno.

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.



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lunedì, 15 giugno 2009
Quando critico la società odierna, ritenendo la gente una massa di cretini, mi sento troppo snob. Davvero. Sento che forse c'è qualcosa in me che non va. Poi capisco semplicemente che i gradini esistono, che si accontenta gode, ma che chi ricerca gode di più.
Di questi tempi dare a una persona della "semplice" è un complimento. L'ingenuità è spacciata come simbolo di una innocenza difficile da trovare oggigiorno. Difficile perchè anacronistica, perchè significa non saper vivere in un periodo per cui essere maliziosi è una necessità. Quando io mi definisco semplice, invece, lo intendo come un limite, intendo che preferirei avere una psicologia più complessa, e invece mi devo accontentare del mio essere prevedibile. Non riuscirei a vantarmi d'essere semplice.
La semplicità è, salvo rarissime occasioni, sinonimo di banalità. Semplicità significa non andare troppo nello specifico, significa usare un vocabolario ridotto, significa potare le implicazioni, sfrondare i sottintesi, limitare le accezioni e sfumature di significato. Basta un po' di ovvia matematica per capire che meno parole, meno sfumature, meno implicazioni portano a meno concetti esprimibili, e quindi a concetti-preconcetti, a cibi precotti, a pensieri e frasi che -necessariamente- sono già state dette. Porta a una inevitabile banalizzazione: del messaggio prima, del pensiero poi.
Eppure la semplicità è sempre più vantata, quasi come una qualità da ricercare, e sicuramente da apprezzare. Ma la semplicità è da lodare solo in alcuni ambiti. L'abbellimento a puro scopo autocelebrativo è tra i sotterfugi da rifuggire (e infatti io cado spesso in questo errore), e i discorsi semplici e diretti sono da privilegiare quando è fondamentale che il messaggio giunga chiaro e senza ambigue interpretazioni, come è tipico del linguaggio formale: oltre l'apparenza di formule prefisse, le frasi sono brevi e quanto più disadorne perchè il loro significato sia inequivocabile. Oltre questi frangenti, la semplicità dovrebbe essere biasimata, e invece è purtroppo ritenuta sinonimo di comprensibilità.
Il fenomeno secondo me è abbastanza semplice. Un tempo chi scriveva, scriveva per sè, non cercava la banalità, perchè doveva confrontarsi con un pubblico abituato a qualcosa di poco banale. Il tentativo di rendere l'arte, la musica, la letteratura universali ha portato questi a impoverirsi, e i loro fruitori a instupidirsi perchè essere intelligenti, essere complessi, non era più richiesto. Questo instupidimento è diventato un circolo vizioso che ha fatto sì, anche per pigrizia, che qualsiasi cosa uscisse dal seminato "semplice" diventasse di nicchia, per pochi ancora desiderosi di un messaggio magari meno immediato, ma proprio per questo più preciso.
Siamo arrivati a oggi, dove vengono definiti "miti" o "grandi" cantanti, cantautori, scrittori, comici e artisti in generale che hanno fatto della banalità il loro marchio di fabbrica. Persone che danno sensazioni ed emozioni a buon mercato, comprensibili a chiunque e quindi privi di un qualunque spessore. Per intenderci, a tutti piace l'uovo fritto, ma non si potrà definire "cuoco" chi te lo propina. Viceversa, cibi sofisticati, un accostamento di sapori diversi che, in bocca, devono essere assaporati per essere distinti, verranno divorati senza ritegno da un essere che si starà nutrendo, ma di cucina non saprà dire nulla.
Un piccolo ritaglio di post, ovviamente, se lo meritano i geni. Coloro che riescono con parole di tutti i giorni parole, situazioni davvero profondi. Chi riesce a usare la semplicità come mezzo di sintesi perfetto di un caleidoscopio di parole, senza, tuttavia, perderne alcuna. Cito solo "Il Piccolo Principe" tra i libri e "le passanti" di De Andrè. Il primo riesce a rendere un universo attraverso il semplice e candido linguaggio di un bambino e il non più complesso linguaggio dell'adulto. Con poche parole mette in luce le contraddizioni dei pensieri, innesta un meccanismo di ragionamento con la più fine delle arti, la maieutica, che rivela che la grandezza è dentro di sè, Antoine De Saint-Exaupery non fa altro che portarla in superficie. Le Passanti di De Andrè invece riassume in frasi non ulteriormente asciugabili tutte le sensazioni che possono dare gli sguardi di donne che si penseranno come amore. D'accordo, il testo non è suo, bensì di Brassens, ma l'adattamento è nuovamente perfetto, tanto dettagliato nella sua sobrietà che il mio tentativo di farne un'analisi è sempre miseramente fallito. Non c'è nulla da spiegare, in questa canzone, se non la propria meraviglia nell'ascoltarla.
L'universalità dell'arte non la rende migliore. Se così fosse le filastrocche sarebbe più belle delle poesie, e Rodari sarebbe migliore di Montale. E' il pubblico più competente che rende l'arte più bella.



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martedì, 09 giugno 2009
No, certo che no. Non ho mai pensato che le discussioni siano un modo per scambiarsi opinioni. No, penso sia un modo per dire la mia opinione e mostrare la mia intelligenza, se possibile confutando anche quella del mio avversario. Certo, avversario, mica interlocutore. E' per questo che le mie discussioni sono partite a scacchi. Sono disposto a sacrificare qualche pezzo, mettere da parte qualche principio, pur di vincere la partita. Se voglio dire che Marco Carta non meritava la vittoria del festival di Sanremo perchè non è un autore ma un esecutore, e neanche troppo bravo, sarò persino disposto a dire che perlomeno apprezzo la tecnica e i tentativi di Tiziano Ferro di scriversi da solo le canzoni. O meglio, o Tiziano Ferro si scrive da solo le canzoni o è molto meglio se licenzia chi gliele scrive. Sono come mio padre, da questo punto di vista, e se una volta volevo fuggire da questa condizione, ora mi accorgo che il mio desiderio è prima vincere una partita contro di lui e, nel frattempo, allenarmi con poveri malcapitati utilizzando alcune delle tecniche -scorrettissime- che ho iniziato a usare e che finalmente ho codificato. In effetti, si basano tutte su un concetto già espresso in "Thank you for smoking": dimostrare che il tuo interlocutore ha torto. Tu non avrai automaticamente ragione, eppure così sembrerà.  Ecco alcuni segreti, ma, mi raccomando, teneli tali. Ci tengo molto, sapete?

Il primo consiglio è quello di non lasciare che una cazzata voli via. Fermatela e fotografatela: aiuterà a inchiodare quel momento nella memoria e a riutilizzarlo in seguito. Inoltre, molto probabilmente questo taglierà le gambe a chi avete davanti, perchè i discorsi sono fatti perlopiù di sillogismi, e se riuscite a interrompergli la premessa, gli bloccherete tutto il processo. Ad esempio "Il cristianesimo è la religione di Stato, quindi è normale che nelle aule si insegni la religione cattolica, che ci sia il crocifisso, che la Chiesa abbia agevolazioni e che si debba sentire più forte la voce del Papa che è un onore ospitare". Riconosco che l'esempio è costituito da una frase che è, nel suo insieme, un enorme cazzata, ma è composta da due parti. Un sacco di opinioni-cazzate ma, soprattutto, da una premessa cazzata perchè errata. Se questa frase giunge al suo compimento, sarà dura smontarla. Basta invece che non appena la parola "Religione di stato" viene pronunciata, noi si blocchi l'interlocutore e si dica "l'Italia è uno Stato laico. C'è nella Costituzione.", e a questo punto quelli che sembravano diritti acquisiti diventano semplicemente imposizioni della maggioranza sulla minoranza.

Il secondo è quello di fare attenzione al linguaggio, molta attenzione. Al suo e al vostro. Perchè un trucco bassissimo è quello di svilire l'avversario sulla grammatica e, ancora peggio, sulla semantica, perchè ne si possa screditare l'autorevolezza. Contestare il mezzo con cui si dice qualcosa è implicitamente contestare ciò che si dice. Congiuntivi sbagliati, termini desueti e inappropriati non devono sfuggire. Cassare subito costrutti come il "piuttosto che" usato al posto dell'oppure, l'orribile "essendo che", parole ormai senza senso o abusate come "comunisti" o "complotti di sinistra" o "toghe rosse", o ancora meglio svilire l'utilizzo di citazioni, che rivelano la povertà d'opinione di colui che cita, possono farvi segnare buoni punti.

Il terzo è quello di usare gli ideali altrui per mostrar loro che sbagliano. E' uno dei motivi per cui conosco tanti versetti della Bibbia, o mi sono interessato di teorie liberal-liberiste. Ma non lasciate questo fianco scoperto: imparate tutti i lati della vostra ideologia che cadono in contraddizione e preparatevi delle buone risposte. O rendetevi conto da soli che la vostra ideologia è contraddittoria, e allora pensateci bene, prima di abbracciarla.

Il quarto è che la coerenza non paga, non in Italia. Berlusconi ne è la prova, uno che da un giorno all'altro fa e smonta dichiarazioni e continua ad essere eletto. Potete insultare un atteggiamento e poi sostenere lo stesso atteggiamento, se lo fate in modo subdolo, per farvi sempre trovare dalla parte della ragione. Potete addirittura sostenere, contemporaneamente, due tesi opposte, se siete abbastanza ambigui. Gli elettori dell'Italia dei Valori, ad esempio, contestano Berlusconi, il suo partito personalista e senza una reale ideologia dietro. E per questo votano Italia dei Valori. Io abitualmente riesco a pormi contemporaneamente a favore e contro Grillo, dicendo semplicemente che è lodevole che un cittadino si organizzi per cambiare un paese che non gli piace, ma che è troppo comodo pensare che solo lui è nel giusto.

Quinto consiglio è citare fonti ed episodi che l'avversario potrebbe non conoscere. Notizie passate, o dichiarazioni passate in sordina, che però voi conoscete, possono essere utilissime anche a dare ad intendere che il vostro interlocutore non sa di cosa sta parlando. Mangano è ancora sconosciuto a molti, ad esempio, lo sapevate? Inoltre, se voi conoscete la notizia principale, e il vostro antagonista no, potete sempre, se vi fa comodo, inventare due o tre dettagli. Lui andrà a cercare la fonte, vedrà che esiste e spesso non si preoccuperà di controllare tutto. Se lo farà, onore a lui, voi siate pronti a replicare.

Il sesto consiglio è quello di far prendere una posizione al vostro avversario. Ora capisco la furbizia di mio padre, e il fatto che lui non abbia mai osato prendere una posizione, quando parlava. Attaccava la sinistra e quando gli parlavo dell'altra parte, mi diceva che non dovevo parlarne con lui, perchè lui non era di destra. Ma allora di cosa si parla? Se il vostro interlocutore si rifiuta di prendere una posizione, si sta chiudendo a riccio, perchè riuscirà a dire tutto su ciò che pensate, ma non avrete replica, i cinque consigli che vi ho appena dato saranno completamente inutili e, soprattutto una contestazione della mia opinione non può interessarmi. Se vuoi giudicare la mia opinione, devi dirmi da quale opinione parti tu. Che cosa vuoi dirmi, cosa vuoi dimostrarmi. Se non hai nulla da dire, allora, cosa stiamo parlando a fare?

Abbiamo, finora, giocato all'attacco, analizzando tutti i discorsi e come smontarli. Ora dobbiamo difenderci da alcuni tranelli che l'interlocutore ci può -più o meno consciamente- tenderci.

Il settimo consiglio è stare attenti agli esempi: si prende la situazione, ne si crea un'altra simile, si giunge alla conclusione di quella simile e, necessariamente, le due conclusioni dovranno coincidere. A questo punto si può contestare la somiglianza dell'esempio o il suo modo. Basta trovare i punti dove l'esempio non calza per dimostrare che la conclusione non vale e, se si riesce, fare un controesempio più calzante che porti alla nostra conclusione. Contestare il modo è più difficile, ma bisogna avere molto tatto. Una ragazza ha difeso la rinuncia all'aborto terapeutico, e quindi, implicitamente, ammesso che l'aborto potrebbe non essere consentito, usando l'esempio della madre, morta per dare alla luce la sorella di questa ragazza e, dice lei ora, sa quanto il sacrificio è stato giusto. Non sono riuscito a far notare alla ragazza che l'esempio, oltre a essere macabro, era sbagliato, perchè andando nel personale non mi permetteva di parlare in libertà, di dire "secondo me questo non è giusto", dovendo, ovviamente, rispettare la memoria di una persona tanto vicina. Mi sono limitato a far notare come se mia madre mi dicesse di aver abortito, anni fa, per salvarsi la vita, io apprezzerei e convaliderei il suo gesto. Le persone che non conosceremo mai non le rimpiangiamo. Occhio agli esempi.

L'ottavo consiglio è di cautelarsi: in alcuni passaggi pericolosi, usate termini il più possibile ambigui, in modo da lasciare più interpretazioni alla frase; nel caso peggiore vi chiederanno di spiegarvi meglio, nel caso migliore, quando cercheranno di attaccare quel passaggio, potrete all'istante darne un'altra interpretazione. Ma dove serve, siate il più precisi possibile, anche a costo di dover ripetere più volte qual è il punto su cui vi state dedicando. In una discussione sul testamento biologico non lasciate che una persona vi annoi dicendovi che lei non riuscirebbe mai a staccare la spina a un altro essere umano o che la vita solo Dio può toglierla: chiarite per bene che il problema non è quel che farebbe lei, ma se lei sarebbe disposta a dare a me la libertà di decidere per me della mia vita. Perchè quello è il punto. Fate anche sì che si distingua il significato di una frase dall'interpretazione che le si può dare: ogni frase sibillina è interpretabile in maniera diversa (su quello ci contate), ma da qualche parte c'è un significato italiano innegabile.

Il nono consiglio, è quello di preservare la vostra salute. Interrompete pure, se non ce la fate. Se continuare vi porterebbe a un'ulcera. Se vi state scontrando contro un muro, e anche voi siete un muro, vi farete solo male. Se le persone che vi stanno di fronte perpetuano stereotipi o convinzioni razziste, xenofobe, ultraclericali, o parlano senza poi ascoltarvi, lasciate stare. Davvero. Vi incazzerete a pensare che esistano persone simili, ma quelle continueranno ad esistere.

Il decimo consiglio che mi sento di darmi, per finire, è quello di ascoltare, a volte, qualcuno. Va bene sentirsi superiori a molti, ma non a tutti. Riconoscere i propri limiti per non diventare ridicoli. E carpire il più possibile da chi rispettiamo. Perchè questo, ancora, è l'unica cosa che mi separa da mio padre.



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lunedì, 08 giugno 2009
Normalmente mi occupo di politica nazionale. Le europee vengono viste più come termometro del gradimento del Governo, che come vere e proprie elezioni decisionali. In effetti la campagna elettorale è stata abbastanza blanda, o, perlomeno, così l'ho avvertita. Neanche si è pensato, davvero, a quanto fosse importante avere parlamentari europei del proprio schieramento. Le decisioni economiche e sociali probabilmente passeranno dall'Unione Europea. Per non parlare del fatto che molto spesso l'Europa è stato l'unico spiraglio di giustizia per un paese come l'Italia in cui alcuni cittadini sono più uguali degli altri. La legge sul digitale terrestre, che, in teoria, aumenta i canali per poter dare un ventaglio più largo d'informazione, e un confronto diretto con altre televisioni (BBC, CNN, ad exemplum), è stata imposta dall'Unione Europea, come "grazie" all'Unione Europea l'Italia pagherà di propria tasca la permanenza di Rete Quattro sulle frequenze di proprietà di Europa Sette.
I dati delle europee le ho prese qui: http://www.repubblica.it/speciale/2009/elezioni/europee/italia.html?refresh_cens e il risultato era abbastanza scontato: trionfo del Pdl, PD seconda forza politica, ma a 9 punti percentuali sotto. Per intenderci, neanche PD e IDV assieme riescono ad avere i voti del PdL, e se poi aggiungiamo la Lega Nord, stiamo belli che freschi. L'UdC si conferma la maggiore forza di centro, eppure i suoi voti cattolici non superano il giustizialismo dipietrista. In effetti, perchè i cristiani morigerati dovrebbero sprecarsi a votare Casini quando Berlusconi garantisce la stessa non laicità dello Stato?
Quel che invece mi diverte è fare la somma delle piccole forze frammentate. Se il PrC-PdCi (diomio, datevi un altro nome!) si unisse con Sinistra e Libertà e con il PCi, raggiungerebbero i 7 punti percentuali, ovvero un'eventuale forza di Sinistra (dai, non scherziamo, il PD cosa c'entra, adesso) potrebbe raccogliere in sè più voti di quelli del partito di Casini. Se poi -dio non voglia che i dirigenti dei partiti se ne accorgano!- si unissero persino ai radicali Bonino e Pannella, con cui condividono moltissimi ideali, raggiungerebbero addirittura il 9,4%, ovvero supererebbero persino quella piccola forza che è l'Italia dei Valori. Questo, lo riconosco, non cambierebbe il Governo. Ma cambierebbe, e non di poco, l'opposizione. Invece dell'otto per cento dipietrista di opposizione forte e intransigente, potremmo avere un 17,4 per cento, una forza politica più grande della Lega e dell'Udc assieme, per intenderci, e invierebbe un segnale un poco più forte all'ancora indeciso PD. Il PD ha un qualcosa di buono, il bacino elettorale ampissimo, nonostante lo scarso impegno, bacino anche e secondo me ampiamente costituito da voti utili, ovvero da persone che hanno scelto il PD per non disperdere il proprio voto. Con una vera forza di Sinistra a dare l'esempio, forse qualcosa il PD imparerebbe. Se poi la sinistra imparasse la coesione -un'utopia- sarebbe da 35,5 per cento, ovvero a superare il PDL. Ma tranquilli, non succederà.
L'estrema destra pare, invece, scomparire. Le tre forze politiche Forza Nuova, Fiamma e La Destra -quest'ultima insieme al Movimento per le Autonomie- fanno insieme un 3,5 per cento, da una parte notevole, dall'altra merito perlopiù dell'ampio consenso che riscuote il Movimento di Lombardo, e che poco ha a che fare con forze neofasciste. Credo che la sola "La Destra" potrebbe prendere a essere generosi un 1.2%, per fare una forza politica neofascista da 2.5 percento, ovvero a malapena superiore ai soli radicali.
Ci si chiederà che senso ha giocare così con i numeri. Aiuta a fare qualche considerazione interessante. Innanzitutto che l'IdV e la Lega Nord, partiti piccoli ed estremisti, confermano e aumentano il loro elettorato, come a dire che la coerenza paga. Ma anche che, non c'è nulla da fare, il PdL continua a regnare, ed è un dato di fatto. Certo, meno del 40% dei sondaggi, ma più dei singoli Forza Italia e An messi assieme delle Europee 2004. Fanno vedere che la coesione pagherebbe, a Sinistra, ma non basterebbe. Che il nostro paese è un paese a destra, e dobbiamo riconoscerlo, e lo resterà, finchè si continuerà a perpetrare lo stereotipo della sinistra molle, incoesa e incoerente.
Aumenta l'impressione che io, in questo paese, non ci faccia nulla.



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giovedì, 04 giugno 2009
La politica, là fuori, impazza.
Noemi, Villa Certosa, Veronica e il suo amante, un complotto della Sinistra che arruola anche il Financial Times, il Ny Times e l'Economist, ma in Italia fa fatica a convincere sè stessa. Silvio spiegherà tutto. Prima o poi. Milss corrotto per testimoniare il falso, giustizia a orologeria due serttimane prima delle europee; Governo invece puntualissimo e lungimirante a proteggersi con il Lodo Alfano.
Il parlamento è inutile, gli italiani stanno con Lui, lo dicono i sondaggi. Candidatura di veline, nell'europarlamento, per stima, rispetto o marchette.
La politica, fuori, impazza. Dentro di me, invece, il nulla. Perchè mi sono stancato di combattere contro i mulini. Perchè la Sinistra non sa scegliersi, non sa selezionarsi, e non sa compattarsi. C'hanno pure i Teodem, Dio Cristo, un partito di Sinistra dovrebbe essere Laico.
Mi sono stancato del Re, che non cadrà mai, per quante ne potrà dire e fare, mentre di là dalla Manica un Governo sta cadendo per due film porno di troppo fatti pagare ai contribuenti.
E allora io lì, di là dalla Manica, voglio vivere. Perchè di demolirla, quest'Italia, io non ho voglia.




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sabato, 30 maggio 2009
C'è chi suona, e suona bene, chi disegna o scatta fotografie, due modi diversi per catturare la stessa realtà e poter, che so, cenare guardando il Pacifico senza averlo mai visto. Io, invece, scrivo.
Scrivo, e scrivo poco, ultimamente, perchè, forse, penso troppo. Penso al presente, penso al passato, al futuro che sarà, a quello che avrebbe potuto essere e a quello che non sarà mai, ma sarebbe bello se fosse, se avesse almeno uno spiraglio d'essere.
L'amore non è, eppure è lì, mascherato da passato, da trapassato e da futuro anteriore. Nel dubbio uno prende fiato e lo dice, è single, perchè l'amore è bello, ma la libertà è un nuovo, delizioso sapore. La libertà è non sapere se qualcuno verrà, nè tantomeno sapere chi sarà, ma capire che se ci sarà, io potrò esserci.
E ora non soffro della mia condizione ma, certo, ne avverto la diversità. In un mare di persone che cercano e trovano l'amore, io no. Ogni tanto lo ricordo, ogni tanto lo evoco, ne discorro, magari, ma lo scanso con poca abilità. Io le mie manette le ho avute, la mia prigione, dorata, certo, l'ho vissuta, e non dubito la rivivrò. L'ultimo principe che mi addomesticò non sa, ma altro grano esisterà, ma non avrà quel sapore, non avrà quell'odore, e mi toccherà il cuore, forse, ma attenderà per penetrarlo. La ferita rimargina, certo, ma c'è, e non sono pronto a rischiare d'essere infilzato. Perchè questo è l'amore. In fondo, ognuno ha il suo modo di conservare un ricordo.



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venerdì, 29 maggio 2009
I segreti fanno male ai blog.
Dopo quattro anni hai capito che a smettere di suonare, finisci per non saper più suonare.
Hai visto che chi smette di scrivere poi non sa più scrivere. E hai paura di far la stessa fine.
E diciamocelo, anche sullo studio avresti qualcosa da ridire.
Stavi scrivendo e sei stato banale. Ieri hai suonato e sei stato terribile.
Sai cosa dovresti fare, e non hai il coraggio di farlo.
Sai cosa vorresti fare e non riesci a farlo, perchè è difficile, davvero troppo difficile.
I segreti fanno male ai blog.

Che poi, questo blog nacque dopo una ragazza che mi disse addio. E nacque alla ricerca dell'amore.
Ho rivisto, quella ragazza, e ci ho fatto l'amore, e ora è solo un arrivederci. E io, l'amore, non lo cerco più.
Il mio essere musicista è diventato essere musicante.
Ho trovato qualcuno disposto ad ascoltare i miei deliri. L'ho trovata, l'ho persa, and again and again.
Mi chiedo se non sia il caso di chiudere e riaprire qualcosa.
Ma forse è solo un illusione. L'ispirazione non tornerà con qualcosa di nuovo.
I segreti fanno molto male ai blog.

Ma se non scrivo di lei, di chi, allora?
Della musica? Di Casa Ing? Della Fica?
Una volta ero bravo nel simbolismo, una volta ero bravo nelle metafore.
Ora leggo il post che ho scritto meno di un mese fa, e mi sento tanto lontano da allora.
Non so se e come e quando tornerò, ma tornerò. Non aspettatemi.


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mercoledì, 06 maggio 2009
I viaggi più importanti li fai senza spostarti. Se poi viaggi anche nello spazio, chiamalo pure esperienza.

Dodici ore di viaggio sono tante, ma sono volate, per arrivare da lei e tornare a casa, un poco cambiato e un poco più me stesso.
Prendo un treno alle otto, e arrivo dopo sette ore e mezza. In mezzo, cinque ore di treno, mezz'ora di ritardo passata ascoltando la fiera del luogo comune, un paesaggi da sogno dal finestrino, un mondo perfetto, Macondo, dentro a un libro, la mia Nikon sempre pronta a imprigionare la bellezza, la musica nelle orecchie e gli occhiali da sole come filtro dal mondo. Due ore a genova, di corsa, per le vie della Città Vecchia, quella targa. "Via del Campo", e una rosa, per l'uomo che tanto ci fa tremare di commozione. I carrugi, freschi e pericolosi, e quell'odore che hanno solo le città di mare. L'ultimo tratto, ed eccomi arrivato. Stazione di Loano e a prendermi, per andare a Borghetto Santo Spirito, c'è lei.
Lei è stata cantata, ma mai abbastanza, eppure, in qualche modo, questo blog è suo. Sua la citazione sopra il titolo, suo, per prima, il mio cuore. Il mio primo amore, quello cui ti dai senza chiedere niente, quello che ti insegna ad amare, per cui provi il primo stupore per il cuore che vola e il corpo che freme. Lei, la prima per cui ho sofferto, il mio primo rapporto col mondo, quando del mondo non m'importava nulla.
Ed eccola, che mi viene a prendere con un sorriso, un abbraccio e una parlantina che trasdisce una certa tensione. Al mare, da soli, a parlare un po' di me, un po' di lei, e un po' di noi. Dell'amore tra noi e di quello con gli altri, per gli altri, per noi. La cena e il gelato, il mare e gli scogli, il guardarci e sapere che no, tra noi non sarebbe solo un'altra tacca sulla cintura.
Furono baci, e furono sorrisi,  furono carezze e risate e tensione, ma anche una strana, imprevedibile eppur ovvia naturalezza: nei gesti, negli sguardi, nel darci e nell'averci, e fu il sonno degli amanti che ci sorprese abbracciati, e il sole del mattino abbracciati ci risvegliò. I ricordi ci parlarono da un quadernino vecchio di anni, con le nostre vive voci, a spiegare il nostro sentire, sentire il nostro passato, e rivivere seppur fintamente i giorni dell'abbandono.
Ma se il cuore ancora batte, e la passione brucia, il tempo è inclemente, e fugge e corre, e noi con lui, per non perdere il treno e non perdere noi stessi. Cinque ore di ritorno, tra frasi sulla Moleskine e sguardi sul mare.
Sono fuggito dal mare,e  il mare mi ha inseguito. Le mille scaglie di luce che il sole gli dona son sempre lì, a farmi innamorare, perchè certo, son sardo atipico, ma del mare mi insegue il ricordo, e mi ritrovo a sospirare nel contemplarlo. Perchè è immenso e comprensivo, calmo ti accoglie nella sua grandezza e culla i tuoi pensieri, custodisce i tuoi segreti e preserva i tuoi amori. Se c'è qualcuno che ha conosciuto tutti i miei amori, quello è il mare, il mio amore più grande, quello per tutta la vita.
E cosa dire a te, mio vecchio, primo amore? Non sei passata invano, e lo sai. Se molta acqua è passata dopo di te, stu resti la sorgente, e non è cosa da poco. Temevamo non significasse più nulla e così non è stato. Non a caso le nostre labbra si trovavano con imbarazzante facilità, e i corpi sembravano conoscersi da sempre. Non pensi sia così? Guardami negli occhi, allora, ancora un'altra volta. Sei rimasta dentro, e anche questo non è poco.

Un brindisi al passato,
un bacio nel presente,
un sorriso al futuro.
Senza più rimpianti.


Arrivederci vecchio amore.



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categoria:viaggi, amore, amicizia, sesso, me



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